Motocavalcata Alta Valle dei Cavalieri
Ramiseto (Reggio Emilia) 28.06.2009
Weekend di due giorni tra le splendide montagne comprese tra le Provincie di Reggio Emilia, Parma e La Spezia, nella zona del Parco del Gigante.
In perfetto stile Haidi, veniamo accolti da un gregge di caprette dal vello scuro che beatamente percorre l’unica strada asfaltata. Il giorno dopo avremo anche occasione di fare la conoscenza (da molto vicino!) con alcune mucche bianche e nere grandi come TIR.
Cena del sabato presso il ristorante La Montanara (tanto per rimanere in tema) con alcuni amici di Reggio. Menù tipico della zona: antipasto di funghi, ravioli ai funghi, fettuccine al sugo di funghi, funghi fritti, tagliata ai funghi…….fortuna che il dolce ai funghi non l’hanno ancora inventato!
Alloggiamo presso un ostello in stile militare : camerata con letti a castello. Dopo una nottata in stile fantozziano in cui gli effetti allucinogeni dei funghi producono incubi che si manifestano con flautolenze, gorgoglii , risucchi ed altri effetti speciali, ci alziamo di buon ora per prendere il via.
La cavalcata però si rivela più tosta di quanto ce l’immaginavamo tanto che, dopo appena 15 chilometri, era d’obbligo una sosta presso una fontana perché la lingua penzolava 20 centimetri fuori dal casco. Ho dovuto dissetare anche il mio Kappa che, su una lunga mulattiera viscida, aveva deciso di esibirsi in una serie di nuvole di vapore stile locomotiva.
Sulla locandina c’era scritto: “Cavalcata medio facile ma senza un attimo di respiro”…….e proprio quello ci è mancato! Giunti al rifornimento a mezzogiorno circa, dopo aver percorso appena 40 km, decidiamo di abbandonare le atroci sofferenze anche perché la vista di un’oasi con birra (leggi bar) con quattro odalische (leggi Topine) sedute al tavolo era decisamente più allettante. (vedi foto anche se le Topine hanno preferito non farsi fotografare con 4 brutti ceffi sporchi di fango!)
L’unico a trovarsi bene in quell’ambiente naturale e selvaggio era naturalmente il Presidente che da buon cinghiale proseguiva indomito (anzi era già sparito grufolando, seguito a breve distanza da Francesco).
Durante il rientro per l’asfalto ogni tanto incrociavamo qualche freccia del percorso e, presi dai rimorsi di coscienza, decidiamo di nuovo di lanciarci nei gironi infernali senza sapere che ci aspettavano pietre grosse come palle da booling e un guado in cui molte moto affogavano.
Giudizio finale: luoghi meravigliosi ma cavalcata dura, durissima, viscida, insidiosa, come e forse più di una gara di Enduro.























